STREETTAIOLI DISTRIBUTION · BRAINSTORMING
Tutto quello che stiamo guardando, studiando e provando. Niente qui è definitivo: le cose finite stanno nelle tavole e nel PDF.
Quello che abbiamo guardato: riferimenti, foto, schermate.
Il chiusino "N.Y.C. SEWER" di New York, mandato da Giampiero il 9/8/2026 come referenza da seguire. Tre cose da tenere: il campo di trattini corti intrecciati (non un nido d'ape, come avevo disegnato la prima volta), la fascia liscia che taglia il disco a metà e porta il nome in lettere spaziate, e i due fori di sollevamento. La fascia centrale è il posto naturale per un nome lungo dodici lettere.
Marchi ed esempi di altri, studiati per ragionare.
Prove nostre: versioni scartate, tentativi, varianti.
La prova 01 trattata come ghisa fusa: ogni rilievo ha lo spigolo illuminato in alto a sinistra e l'ombra in basso a destra, la fascia del nome e' incassata piu' in basso del campo. Vista dall'alto, come lo vedi camminandoci sopra.
Lo stesso disco inclinato, con lo spessore della ghisa e l'ombra a terra. Serve per capire che oggetto e': non un cerchio disegnato, un pezzo fuso.
La prova 06 in ghisa: meno trattini e piu' grossi, nome grande. In rilievo regge meglio della 01 perche' le forme larghe prendono piu' luce.
La 06 inclinata. Con il campo rado lo spessore si legge meglio: e' la versione che funzionerebbe stampata in 3D o fusa davvero.
Calligrafico da bottega antica. Sul tombino fa a pugni apposta: l'eleganza scritta a mano sopra la ghisa.
Il sans moderno e neutro, peso 600. Pulito, da distribuzione seria: il piu' vicino a come parlano i marchi di adesso.
Geometrico ma caldo (peso Heavy). Tondo come il chiusino, meno rigido della Futura.
Il geometrico puro, in Bold: e' il carattere delle targhe industriali. Sul tombino sta a casa sua.
Il bodoniano (72 Bold): grazie sottili, contrasto forte. Da etichetta storica, quasi da liquore.
L'altro classico francese, Bold: piu' freddo e piu' moda del Bodoni. Il contrasto col ferro e' massimo.
Corsivo da insegna anni '50. Morbido, da vecchia officina con la scritta dipinta.
Il tuo disegno rifatto pulito ma con la stessa mano: ovale schiacciato, doppio contorno, campo di virgole e la scritta che sfonda ai lati. Stessa biro, stesso cartone.
Lo stesso disegno con l'inchiostro vero e la carta chiara: e' cosi' che arriva su un adesivo o su una scatola. La biro era il pensiero, questo e' il marchio.
La scritta rientra nell'ovale invece di sfondarlo. Piu' composto e piu' facile da usare, ma perde la cosa migliore dello schizzo — la parola che non ci sta.
La direzione opposta: la parola esce di brutto da tutte e due le parti. L'ovale diventa quasi uno sfondo. Funziona grande, sul retro di una felpa.
Senza campo dentro. E' la versione che regge a due centimetri: sull'etichetta cucita, sulla vite, sul timbro piccolo. Il campo a quella misura diventa sporco.
Cerchio invece di ovale, per la foto profilo di Instagram e per il bollino adesivo. Perde un po' di carattere ma sta dentro al tondo senza tagli.
L'ovale pieno d'inchiostro e tutto il resto in bianco. Da stampare in un colore solo su tessuto scuro, o come adesivo nero.
Le linee si spezzano come un timbro mal inchiostrato. Non e' un effetto vecchio a caso: e' quello che succede davvero quando timbri sul cartone.
La formica cammina dentro il campo, sotto il nome — che e' il posto dove una formica sta davvero. Ho provato a infilarla dentro la parola come nelle tavole vecchie: fra due lettere non c'e' spazio e le schiaccia.
SKATEBOARD curvato dentro l'anello in alto e DISTRIBUTION sotto: il marchio diventa un sigillo completo, che si spiega da solo.
La traduzione diretta del tombino di New York: campo di trattini intrecciati, fascia liscia che taglia il disco, nome in rilievo con i due fori. Dove c'era N.Y.C. SEWER adesso c'e' il nome. E' la prova piu' vicina alla referenza.
Due fasce sovrapposte: il nome sopra, DISTRIBUTION sotto in piccolo. Il disco resta leggibile ma il marchio e' completo, senza appoggiarsi alla corona.
La formica cammina dentro la fascia, in mezzo al nome, nello spazio fra le due meta' della parola. Il nome si apre per farla passare.
Il concetto scelto portato dentro il tombino: la formica sotto la O, agganciata alla lettera, tutto dentro la fascia. Unisce le due strade in un disco solo.
Trattini piu' piccoli e fitti, fascia piu' stretta: il disco diventa quasi tutto texture. Piu' industriale, piu' duro, il nome pesa meno.
L'opposto: pochi trattini grandi e il nome molto piu' grosso. Si legge da lontano e funziona meglio quando il disco e' piccolo (adesivo, avatar).
Nessun nome: solo il campo. Non e' un logo, e' una texture del marchio — per il fondo dei deck, il griptape, la carta da pacchi, il retro delle etichette.
I chiusini quadrati esistono davvero. Questa versione entra dove il tondo spreca spazio: etichette, cartellini, timbro sulle scatole, adesivi rettangolari.
Rovesciato: ghisa chiara su fondo scuro diventa scuro su chiaro. La prova che serve per la stampa a un colore su carta, cartone e magliette chiare.
Come sarebbe dopo qualche anno di traffico: il rilievo consumato a chiazze. Non e' un effetto grafico gratuito, e' il modo in cui questi dischi invecchiano davvero — utile per le stampe e per le grafiche dei deck.
Le strisce viste dall'alto, da bordo a bordo. Il nome sta su una striscia come la vernice sull'asfalto, DISTRIBUTION sulla successiva. Da insegna larga, striscione, testata del sito.
La prospettiva della foto dei Beatles: le strisce scappano verso il fondo, il nome sta nel cielo. E' la citazione, senza scriverla.
Come la 01, ma sulle corsie d'asfalto camminano le formiche: attraversano in fila, come la crew sulle strisce. Il collegamento con tutto il lavoro sulla formica.
Il disco del tombino, ma il campo sono le strisce in verticale: meta' chiusino, meta' attraversamento. Fascia, nome e fori restano quelli del tombino di New York. Pronto per l'avatar.
Il nome enorme su due righe, riempito di strisce orizzontali: le lettere esistono solo dove passa la vernice. Da schiena di felpa e fondo dei deck.
Il cartello di attraversamento pedonale, ma chi attraversa e' la formica. Un segnale stradale del marchio: da adesivo quadrato e da timbro sulle scatole.
Lo schizzo tradotto in vettoriale, ma da tombino vero: la fascia liscia taglia il disco, il nome la sfonda ai lati, i due fori la chiudono.
Come la 01, ma la parola sotto segue la curva dell'ovale: il marchio si chiude meglio e sta piu' raccolto.
Il nome rientra nell'ovale. Composto, da sigillo. Perde pero' l'idea migliore dello schizzo: la parola che non ci sta e sfonda.
La parola esce molto da tutt'e due i lati e l'ovale diventa quasi sfondo. Da schiena di felpa e da striscione.
Senza campo: solo anelli e nome. E' la riduzione ufficiale — quella che regge a due centimetri su etichetta, vite e timbro.
Cerchio perfetto per la foto profilo e il bollino: il nome sfonda appena, DISTRIBUTION curvato dentro il bordo basso.
Ovale pieno d'inchiostro, tutto il resto in carta. Un colore solo: serigrafia su tessuto scuro, adesivo nero.
Dentro l'ovale torna la fascia liscia del tombino di New York, con i due fori di sollevamento. Le due referenze — schizzo e chiusino — si fondono.
La formica delle tavole cammina nel campo sotto il nome. E' il collegamento con tutto il lavoro fatto prima.
Tutto dentro: nome al centro, DISTRIBUTION curvato nel bordo basso, campo attorno. La versione piu' istituzionale — timbro, ceralacca, carta intestata.
Il chiusino romano S.P.Q.R. con la formica al posto della sigla. Bella idea, ma il marchio diventava un disco e basta: il nome spariva dentro la corona.
Il sigillo di mestiere dei «-aioli», col sampietrino al centro. Registro troppo da bottega artigiana, poco strada.
La parola spezzata in due righe come un mattone, nessun simbolo. Solida ma muta: non diceva niente di suo.
Il datestamp della videocamera. Codice giusto per la scena, ma è un trattamento per i video, non un marchio.
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